Le Tette Di Bob.

Ieri sera riguardavo per l’ennesima volta Fight Club.

Chi di voi l’ha visto si ricorderà certamente di Bob, un bestione di uomo, ex culturista, al quale erano stati asportati i testicoli poichè si era ammalato di cancro proprio in quella parte del corpo. Dopo l’asportazione Bob aveva seguito una cura ormonale et voilà, ecco le tette.

Quando Cornelius, così decide di chiamamrsi quella sera, va alla chiesa metodista per prendere parte ai gruppi di sostegno, conosce Bob e le sue tette, si lascia abbarcciare sprofondando nell’enorme seno cadente ma abbondante e per la prima volta, dopo mesi, riesce a dormire e l’insonnia sembra essere passata.

Fatta la premessa, riflettevo sul fatto che tutti noi abbiamo un nostro equivalente delle tette di Bob ovvero quei gesti, quelle abitudini di cui sentiamo un vero e proprio bisogno in certi periodi della nostra vita.

Quando mi sento inquieta e nervosa, quando sento che ho qualcosa dentro che non trova pace io prendo il mio Iphone, attacco le cuffie e inizio a camminare nella campagna che circonda casa mia. Posso camminare ore senza una meta, magari mi siedo in un campo e poi riparto, senza guardare mai che ore sono, senza rispondere al telefono, in modo da avere l’illusione, per qualche ora, di essere sola al mondo, quell’illusione che sia possibile prendere tutti i problemi, i pensieri e chiuderli dentro una specie di scatola di massima sicurezza.

Per me é veramente come riempire i polmoni d’aria. L’effetto è garantito, tutto sembra farsi chiaro con una semplicità quasi disarmante. Sono momenti in cui sai di non aver fatto niente ma non senti di aver sprecato il tuo tempo, non ti senti egoista per aver deciso di mettere te stesso davanti a tutto il resto.

Insomma, queste passeggiate sono le mie tette di Bob.

E voi? A quale strana abitudine fate appello in quei momenti? C’è chi magari va a farsi una partita a calcio, chi legge un libro, chi va alle terme o Dio solo sa cosa.

Qualunque cosa facciate però sono sicura che come me sapete quanto bello e rilassante sia sprofondare tra le tette di Bob e senza dubbio le parole più giuste per spiegare quella sensezione sono proprio quelle usate da Corneliusdurante l’abbraccio al nostro caro bestione popputo Bob:

“[…]e poi, è successo qualcosa:  mi lasciai andare, perduto nell’oblio oscuro, silenzioso, completo. Trovai la libertà:perdere ogni speranza era la libertà.”

L.

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Mollusco e Cellulite.

Si sa, non si può essere giovani e belle per sempre e prima o poi, per ogni donna su questo pianeta, si presenta il giorno del funesto e nefasto incontro con il più grande degli incubi, per alcuni addirittura una vera e propria malattia: la cellulite.

In questo post riappare, a mio malgrado, un vecchio personaggio della schiera dei malvagi: il Mollusco.

Ve lo ricordate? Per chi non avesse mai letto il mio blog, il Mollusco è stato il mio “non-so-cosa” per diversi mesi, una mutazione del genere maschile completamente priva di cervello e logica dei comportamenti ma, ahimè, grandioso a letto.

Dato che il Mollusco non soffre di inestetismi di nessun tipo, qual’è il nesso tra lui e la cellulite? Ve lo spiego subito:

Il Mollusco, rullo di tamburi, si è innamorato. Ovviamente, come succede ad ogni ragazzina un pò sfigata, non di me ma di lei, che avrà come nome in codice “Cellulite”.

Come ogni nome in codice che si rispetti c’è una storia dietro e non pensate che sia banalmente perchè la ragazza è cellulitica anche nell’anima, no! Il nome è stato scelto perchè ad una cena ha raccontanto a tutti che mentre lui la caricava gioiosamente lei s’è accorta di avere della cellulite incredibile nelle gambe.

Ora. Io mi domando e dico:tu, donna, che hai tra le mani, anzi, tra le cosce, viste le circostanze, uno come lui che è da prendere a morsi…Perchè mai ti distrai con la tua cellulite? Perchè?

Io non voglio negare il fatto di essere una delle tante che, ogni tanto, si mettono in mutande davanti allo specchio e iniziano a strizzare e comprimere l’interno coscia per monitorare la situazione ma insomma…Con questa storia della cellulite c’avete già rovinato la gioia di indossare liberamente e senza ritegno shorts e minigonne, vi prego, non toglieteci anche la goia di goderci in santa pace un rapporto intimo, una sana scopata o come la volete chiamare.

Io non credo che che il problema stia tanto nel fatto che vogliano farci credere che la cellulite sia il peggiore dei mali quanto nel fatto che queste puttanate ci incartino il cervello e che riescano a farci sentire a disagio e,dopotutto, se la cellulite è la vostra più grande preoccupazione…sorridete…Perchè evidentemente le cose non vanno poi così male.

E comunque, scusate tanto, ma pensate davvero che gli uomini stiano a guardare se avete la cellulite?Un uomo, con ottime probabilità, neanche sa com’è fatta la cellulite e se proprio avete per le mani un cazzone che ve la fa notare allora consigliategli simpaticamente di tornare a masturbarsi con il catalogo di intimissimi.

Per il resto, bevete tanta acqua, fate attività fisica, mangiate sano e liberatevi dalle paranoie, ve lo dice una che sta scrivendo mentre mangia il gelato direttamente dalla vaschetta, è seduta sul letto, con una lattina di redbull sulla scrivania ma che, nonostante tutto, vive bene lo stesso e che, di certo, non si guarda la cellulite quando può guardare il collo, gli occhi, le mani, le spalle, la schiena e tutto il resto, del ragazzo con cui sta facendo l’amore.

L.

 

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Occhi Verdi Tristi.

Tutte le volte che lo rivedo finisce che mi ritrovo gli occhi pieni di lacrime.

Non so mai se sono lacrime di malinconia, di rabbia, di gioia o di tristezza. So solo che non posso farne a meno. Questo maledetto legame che niente e nessuno sembra riuscire a spezzare, la mia ostinazione a non volerlo lasciare andare, a non voler accettare l’idea che tra noi sia finito tutto da quasi due anni.

Ogni volta mi dico che è l’ultima, ogni volta giuro a me stessa di non richiamarlo e mi riprometto di non rispondere se dovesse essere lui a farlo.

Guardare quegli occhi verdi, sempre un pò tristi, che riesco a leggere ora meglio di prima, mi fa sempre fare la stessa domanda che arriva e mi travolge come un treno lanciato a tutta velocità: “Perchè non riusciamo a stare insieme senza ucciderci a vicenda?”.

L’incompatibilità più estrema, quella che ti porta quasi all’odio in certi momenti, unita ad un sentimento forte e complicato, quel sentimento per cui eravamo l’aria l’uno dell’altra, ci nutrivamo l’uno dell’altra, vivevamo l’uno dell’altra.

E ora lo so che vederlo mi fa male perchè finisco sempre per farmi un processo in cui dire “non è colpa di nessuno, eravamo piccoli, immaturi e, fondamentalmente, incompatibili” non è un alibi che funziona.

Mi ritrovo così, dopo ogni incontro, a guardare impotente tutti gli sbagli che ho fatto, tutti gli errori che avrei potuto evitare e inevitabilmente finisco per domandarmi se questo avrebbe potuto cambiare le cose.

Oggi mi ha detto che se non ci fossimo mai lasciati sarebbero stati già otto anni che stavamo insieme…Ha detto che, chissà, avrebbe potuto chiedermi di andare a vivere con lui. L’ha detto sorridendo, forse scherzava, o forse no. Eccolo lì, l’unico treno che passa infinite volte, quello che mi travolge, portandomi via e riducendomi in poltiglia. A quell’idea lo stomaco si è chiuso, contorcendosi come un serpente e stringendosi così forte che facevo quasi fatica a respirare. Non era disgusto il mio, no, era sentire ad alta voce una cosa che già sapevo, era avere per un istante un’immagine di noi due felici insieme, era il suo profumo dopo tanto tempo, era sentire gli occhi esplodermi per le troppe lacrime trattenute.

“Nevermind I’ll find someone like you”..Eh no cara Adele, mi sa proprio di no.

L.

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Roulette e Naufragi.

Pomeriggio di calma piatta coperto da un cielo nuvoloso che, tuttavia, non minaccia pioggia; un pomeriggio di quelli in cui sai che dovresti studiare ma tutto ti sembra estremamente più interessante dei tuoi libri. Pomeriggio silenzioso in mezzo alla campagna: è come se tutti stessero dormendo, gli unici svegli probabilmente siamo io e quel gatto randagio che vedo dalla finestra.

In mezzo a tutto questo silenzio mi concedo qualche pensiero random, come se lasciassi la mente e tutti i suoi pensieri naufragare in mezzo ad una tempesta per vedere in quale spiaggia andranno a finire, come la pallina di una roulette che gira, gira, gira e alla fine si ferma su un numero a caso.

E in questi giorni la spiaggia su cui naufrago è sempre la stessa, così come sono gli stessi il colore e il numero su cui si ferma la mia pallina.

L’abbandono.

L’abbandono quello brutto, quello che non ti spieghi, quello che non vorresti, quello che fa piangere, quello che ti fa chiedere costantemente “perchè?”.

Perchè avevi scelto me? Perchè sei entrato, hai distrutto tutto e te ne sei andato?
Perchè?Perchè non hai pensato di darmi neanche una spiegazione?Perchè?

È un pò come nei film, in quelle scene dove ti svegli la mattina e il posto nel letto accanto a te è vuoto. Ripensi a quando vi siete addormentati insieme la sera prima dopo aver fatto l’amore e non capisci perchè ora siete nuovamente su due strade diverse che probabilmente non si ricongiungeranno più.

E ora che non so dove sei, come stai ne come passi le tue giornate, vorrei telefonarti e raccontarti di come sto io e di come passo le mie giornate, vorrei raccontarti della mia disperata ricerca di un lavoro part time, vorrei raccontarti del viaggio che sto pensando di fare, vorrei dirti di quanto io mi senta felice in questo periodo…Lo so. sono la solita egoista ma lo sai che ti direi tutto questo solo per avere un tuo parere, solo per sentire la tua voce, solo per mettermi a discutere con te, solo perchè sei e resterai per sempre una parte della mia vita.

Manchi. Tanto. Tantissimo.

“La vecchia Parigi non esisteva più: come muta

più rapido d’un cuore mortale, il volto di una città”

L.

 

 

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Anime Gemelle.

Questo post stavo cercando di scriverlo da più di un mese ma, ogni volta che lo finivo poi lo rileggevo e non mi sembrava mai abbastanza.

Stanotte però sento che è la volta buona.

Stanotte è quella giusta perchè, nonostante qualche lacrima e mille delusioni, nonostante tutto cerchi di dimostrarmi il contrario, voglio credere che esistano al mondo persone fatte per stare insieme, che sono destinate a quello e che, qualunque cosa arrivi a dividerle, non sarà mai abbastanza forte da tenerle lontane in eterno.

Gli inglesi chiamano l’anima gemella “soul mate” che tradotto letteralmente significa “anima compagna”. Adoro questo termine. Perchè sì, questo è quello che lei è per me.

Lei. Lei che è rock, che è tosta ma piena di paure, lei che mi fa morire dal ridere, lei che mi chiede consiglio quando non sa scegliere tra sei paia di scarpe e io che la mando ancora di più in confusione, lei che non passa un giorno senza sentirsi, lei che “Io ti perdonerò sempre, il punto è se te riuscirai a perdonare te stessa”, lei che dopo che ero stata operata è venuta in ospedale a rimettermi lo smalto alle unghie delle mani, lei che non mi giudica, lei che non mi vuole insegnare nulla, lei che, in situazioni di panico, mi guarda e urla “Voglio morireeeee!!”.

Due anime intrecciate da qualcosa che non si può spiegare a parole, un legame unico, di quelli che trovi una volta sola nella vita, sempre se sei fortunato, uno di quelli in cui le cose si dicono in faccia, con sincerità, senza bisogno di doversi nascondere, di quelli dove non hai paure, non hai dubbi ma solo certezze.

Quando mi fermo un secondo e penso a quello che abbiamo, sento che non mi manca niente, sento di avere tutto quello che ogni persona dovrebbe avere, non ho paura di restare sola, non ho paura di non essere capita, non ho paura di essere sbagliata, non ora, non con lei accanto, perchè lei, davvero, è la compagna della mia anima.

Probabilmente, ancora una volta, quello che ho scritto non rende giustizia a quello che sento e allora, forse, è meglio che lo lasci fare a chi lo fa di mestiere…

Ti voglio bene <3

L.

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Ex Factor.

Dai, prima o poi questo post lo dovevo scrivere.

Sì, ho usato il verbo dovere. Glielo devo un piccolo spazio sul mio piccolo blog.

Non è facile trattare l’argomento perchè, bene o male, parlare di ex è un pò come parlare di Eros e Thanatos. Amore e Morte. Sì perchè, ripensando agli ex, quello che si crea nella testa è uno strano miscuglio di sensazioni e sentimenti contrastanti: da una parte c’è la nostalgia, dall’altra il senso di fallimento, da un’altra parte ancora ci sono l’attaccamento e il senso di possesso, poi, andando avanti, troviamo rabbia, rancore, gioia e chi più ne ha, più ne metta.

Perchè, in fondo, come cantava la tanto amata quanto discussa Amy Winehouse : “we only say goodbye with words”, diciamo addio solo con le parole.

Sinceramente: quanti parlando, vedendo o semplicemente pensando ad una di quelle persone che, per un certo periodo di tempo, hanno fatto parte di noi, restano impassibili?

Io credo che la risposta sia: nessuno.

In fin dei conti sono persone con cui abbiamo creato legami che lasciano il segno, un pò come quando tieni al polso un bracciale o un orologio allacciato troppo stretto, anche dopo che lo hai tolto, per un pò, continui a sentirti stringere il polso, così lo massaggi piano piano con l’altra mano fino a quando il fastidio non si allevia.

Allo stesso modo, quando la persona che credevamo essere quella giusta se ne va, o la lasciamo andare, continuiamo ancora per giorni, mesi, a volte per anni, a sentire quel legame e quando il ricordo inizia a fare meno male lo massaggiamo piano piano, delicatamente, lo accudiamo, con cura ogni giorno, per non avere la sensazione di aver perso tutto.

Poi capita che un giorno sei a Berlino e stai facendo la doccia in hotel, ripensi a tutto quello che hai visto, sai che a lui sarebbe piaciuto e, d’un tratto, ti accorgi che non riesci a ricordarti la sua voce. Ti sforzi, te lo immagini parlare ma non riesci a sentire la voce. Quello è il momento in cui piangi, piangi perchè quello è l’istante in cui realizzi veramente quello che è successo: non ci sono più momenti, solo ricordi, ricordi che con il tempo iniziano a svanire. È una sensazione che fa una paura tremenda perchè davvero capisci che niente è eterno, neanche quei ricordi che pensavi di avere scritto con il fuoco, da qualche parte, dentro di te.

Ecco perchè, col senno di poi, mi viene da pensare a tutte le discussioni, alle litigate, alla rabbia, al nervoso di quei giorni e non posso fare a meno di sentirmi una stupida.

Siamo abituati all’idea che se qualcosa si rompe o finisce basta andare al supermercato e ricomprarla, non trattiamo più niente con cura. Se lo avessi saputo prima, se avessi evitato di sottovalutare tutto, probabilmente avrei vissuto meglio tanti di quei momenti che ora non sono altro che un cumulo di ricordi in decomposizione.

Ma alla fine non si può tornare indietro, non possiamo cambiare il passato, inutile stare a prensare a tutti quei “se avessi detto” e “se avessi fatto”, probabilmente dovremmo sempre cercare di guardare avanti con la consapevolezza che tutto quello che c’è stato prima fa di noi ciò che siamo adesso, le persone a volte ci abbandonano ma in quello che siamo e che saremo credo che resterà per sempre un parte di loro.

L.

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Cenere Alla Cenere.

Sta accadendo davvero. Mi sembra incredibile. Dopo mesi di pianti, scleri, isterismi, giramenti di palle e false speranze, mi sta passando.

Non capisco mai come e quando un amore finisce. Ti alzi un giorno ed è sparito tutto? E se davvero è sparito..dove diavolo va a finire? Più che altro pensavo che, dopo tante energie gettate nel vuoto, dovrei essere felice e contenta di aver ritrovato la calma…Però è come se una parte di me sentisse la mancanza di quello stato d’animo perchè diciamocelo:essere innamorati è bello ed è bello anche quando, con ostinazione, provi a convincerti che l’amore è una merda perchè porta solo problemi.

Ad essere sincera un pò mi manca quell’essere eternamente confusa ed insicura, mi manca scegliere i vestiti in base ai suoi gusti, scegliere i locali in base a dove andrà lui, i pomeriggi a spulciare il suo profilo facebook invece di studiare per l’esame, rileggere i suoi messaggi prima di addormentarmi.

Solo ora mi rendo conto che forse più che inseguire lui per tutto questo tempo, ho inseguito un desiderio di rivalsa e rivincita, avevo sofferto e volevo dimostrare, a tutti costi, a lui, a me stessa e a mezzo mondo, che avevo ragione, che alla fine ce l’avrei fatta. Non lo volevo più per amore ma per principio.

Così ho detto basta. Ho deposto le armi. Mani in alto. Mi arrendo.

Non mi sento di aver perso. So di aver lottato con tutta me stessa per cercare di ottenere quello che tanto avrei voluto, so di averci creduto sempre, fino in fondo, so di essermi lasciata andare a dei sentimenti che mi sembravano assurdi, ridicoli ed infantili e tutto questo, per come la vedo io, è una piccola vittoria personale.

Questa strana cosa nata dalle ceneri che avevo dentro, mi ha fatto riscoprire un lato di me che credevo di aver smarrito, mi ha fatto passare momenti indimenticabili e poi è tornata di nuovo ad essere cenere ma quello che c’è di buono quando tutto è ridotto ad un cumulo di rovine, è che puoi ricostruire tutto nuovo , tutto dall’inizo. Basta solo trovare il coraggio di lasciare portare via dal vento quel mucchietto insignificante che ormai, in qualche modo, ti ha già cambiato, per sempre. Sì. Proprio te. Che all’amore avevi smesso di credere.

L.

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